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Il dibattito sulla riforma

«Carriere separate? Alla Giustizia servono mezzi: a Reggio Emilia ogni magistrato ha 890 fascicoli da seguire»

Serena Arbizzi
«Carriere separate? Alla Giustizia servono mezzi: a Reggio Emilia ogni magistrato ha 890 fascicoli da seguire»

Il procuratore capo Calogero Gaetano Paci alla serata promossa dal comitato per il No: «La politica vuole avere le mani libere»

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Reggio Emilia «Il vero obiettivo di questa riforma è la torsione in senso autoritario della Costituzione, con cui realizzare in modo istituzionalizzato la sottoposizione della magistratura al controllo politico». Non usa giri di parole il capo della Procura di Reggio Calogero Gaetano Paci nel bocciare la riforma della giustizia su cui gli italiani saranno chiamati a esprimersi con il referendum fissato per il 22 e il 23 marzo. Lo fa nel corso dell’appuntamento al circolo Fuori Orario di Taneto di Gattatico, davanti a una platea che ha visto la presenza anche di avvocati che hanno preso una posizione pubblica a favore del “Sì”, come Giovanni Tarquini. Tra il pubblico anche il presidente dell’Ordine degli avvocati Enrico Della Capanna e il consigliere Floriano Nizzi.

La serata, intitolata in modo eloquente “C’è chi dice no”, è stata condotta dal giornalista Pierluigi Senatore e ha visto avvicendarsi le diverse ragioni per votare “No” al referendum sulla separazione delle carriere nell’ambito della giustizia da parte del capo della Procura e dello scrittore e saggista Carlo Lucarelli. «Politica e poteri forti pretendono dalla giurisdizione che non si disturbi il manovratore, ma la Costituzione repubblicana segna dei principi supremi inviolabili sia in materia di tutela dei diritti delle persone, sia in materia di diritti sociali – afferma Paci -. La politica giudiziaria non è espressione di un arbitrio, ma deve tenere conto dei valori supremi della Costituzione, quindi rispettarne principi in un delicatissimo rapporto di equilibrio tra sacrificio della libertà personale e tutela dei diritti delle persone. Tutto questo, oggi, rischia di saltare. Rischia di saltare l’idea che il manovratore sia vincolato, come lo sono tutti, anche la magistratura». Secondo Paci «questa riforma si iscrive in un ben preciso disegno di modifica della Costituzione che non riguarda solo la separazione delle carriere, che è uno specchietto per le allodole, una storiella ormai priva di sostanza. Il vero obiettivo è la torsione in senso autoritario del sistema costituzionale. La riforma della giustizia, e quindi la riforma dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, la dobbiamo vedere insieme da un lato alla riforma del premierato, cioè l’elezione diretta del presidente del Consiglio e dall’altro accanto allo spezzettamento del welfare con l’autonomia differenziata. Ci rendiamo così conto che c’è un disegno ben più ampio che non è la separazione delle carriere».

I numeri

Il capo della Procura Paci riporta poi i dati forniti dal Cepej, l’organo del Consiglio d’Europa che misura la produttività dei sistemi giudiziari degli Stati. Su 100mila abitanti, ci sono 12 giudici in Italia, nel resto di Europa, in Paesi con democrazie analoghe alla nostra, 21,5. I pubblici ministeri, in Italia, ogni 100mila abitanti, sono 3,7: la media europea è di 14,5. «E con molte meno risorse umane rispetto ad altri Paesi europei omologhi, il servizio reso in Italia è di gran lunga superiore – puntualizza Paci –. In Italia ogni pm gestisce, con risorse deficitarie, 1230 nuovi procedimenti l’anno contro i 203 dell’Unione Europea». Il capo della Procura reggiana sottolinea inoltre l’enorme carico di lavoro a Reggio Emilia: «Dirigo l’ufficio che ha uno dei più alti indici di carico penale in Italia. Abbiamo un flusso di sopravvenienze tali a fronte di una criminalità complessa, che va dalla criminalità di strada alla criminalità dei colletti bianchi, per cui ogni anno le sopravvenienze sono in aumento. A Trapani ogni magistrato ha un ruolo di 210 fascicoli, a Reggio Emilia ne ha 890. E quante volte mi sono esposto chiedendo maggiori risorse? Un ministro che ha veramente a cuore le sorti della giustizia italiana va a verificare cosa accade nei territori per rendersi conto se ci sono degli squilibri». Anche lo scrittore Carlo Lucarelli tuona contro la riforma: «Mi infastidiscono e me la rendono negativa le cose che non ci sono. Dovremmo avere una giustizia più efficiente e sana, ma non è che nella riforma troviamo le risorse per raggiungere quest’obiettivo. A me – ha sottolineato lo scrittore – non fa paura l’ingerenza della magistratura nella politica, quello che mi fa paura è l’ingerenza della politica nella magistratura. Si cerca di far credere che occorra togliere dei paletti per rendere l’Italia più moderna, ma sappiamo che non è vero. È possibile – ha messo in guardia Lucarelli – che questa riforma produca una magistratura meno indipendente». l © RIPRODUZIONE RISERVATA