Gazzetta di Reggio

Reggio

L’analisi

Gas in fiamme e prezzo del petrolio alle stelle: ecco le conseguenze della guerra Usa-Iran sulla crisi energetica europea

Gas in fiamme e prezzo del petrolio alle stelle: ecco le conseguenze della guerra Usa-Iran sulla crisi energetica europea

L’oro nero è arrivato a 80 dollari al barile e gli analisti prefigurano scenari tra 100 e 130 dollari se dovesse protrarsi il conflitto

3 MINUTI DI LETTURA





Dopo mesi di calma apparente, con gli attacchi di Stati Uniti e Israele all’Iran è tornata con forza la volatilità sui mercati energetici oltre che nelle Borse mondiali, che ieri hanno bruciato miliardi. Il petrolio è schizzato verso quota 80 dollari al barile e gli analisti prefigurano scenari tra 100 e 130 dollari se dovessero protrarsi la chiusura dello stretto di Hormuz e del conflitto, ma il rincaro più vistoso lo segna il gas, che ha visto i futures Ttf di riferimento balzare di quasi il 50% ad Amsterdam dopo che QatarEnergy ha sospeso la produzione di Gnl.

«A causa degli attacchi militari agli impianti operativi di QatarEnergy nelle città industriali di Ras Laffan e Mesaieed in Qatar, QatarEnergy ha cessato la produzione di gas naturale liquefatto (Gnl) e prodotti associati», ha spiegato l’azienda, uno dei principali fornitori globali di Gnl. I rincari dei futures europei viaggiavano nell’ordine del 25% prima della dichiarazione, per poi vedere un balzo fino a +50% con il prezzo che ha raggiunto un massimo di 48,85 euro al megawattora, per poi chiudere in forte rialzo del 35,49% a 43,300 euro al megawattora. Secondo la Commissione europea non ci sono «preoccupazioni immediate per la sicurezza dell’approvvigionamento per l’Ue; abbiamo chiesto ai nostri Stati membri di condividere con noi le loro valutazioni nazionali entro la fine della giornata e convocheremo un gruppo di coordinamento per il petrolio entro le prossime 48 ore».

Come ha spiegato la portavoce dell’esecutivo Ue per l’Energia, Anna Kaisa Itkonen, nel briefing quotidiano con la stampa, «lo stoccaggio sotterraneo di gas nell’Ue è pari a circa il 30% e rientra ancora nei limiti stabiliti dall’Ue per avere livelli adeguati alla fine dell’inverno e garantire il rifornimento durante la prossima estate». Itkonen ha sottolineato che l’Ue al momento non sta «adottando misure di emergenza o simili» e che «non c’è carenza. Non c’è emergenza perché le nostre importazioni di gas sono ben diversificate». Il fondatore di T-Commodity e consigliere del ministro della Difesa, Gianclaudio Torlizzi, ha avvertito che «il problema non è solo il +25% del prezzo del contratto di aprile del gas naturale, ma il premio di oltre 2 euro/Mwh che si è creato nuovamente tra la scadenze estive e quelle invernali. Se questo premio non verrà riassorbito per tempo, l’azione di stoccaggio in vista del prossimo inverno sarà complicata e necessiterà di interventi pubblici».

«Se lo stop dei flussi di gas e petrolio che transitano attraverso Hormuz perdurasse, il Brent e il gas naturale potrebbero puntare rispettivamente a 90 dollari al barile e 50 euro MWh», ha aggiunto Torlizzi. Per il presidente di Federpetrolio, Michele Marsiglia, «possiamo arrivare in pochi giorni a oltre 130 dollari al barile», con «sicure ripercussioni sui carburanti Rete Italia ed Europa». La «variabile decisiva» in Medio Oriente per il prezzo del barile «è la durata del conflitto. Se dovesse essere breve il prezzo potrebbe anche recuperare al ribasso rispetto ai livelli attuali, tornando vicino a quelli precedenti, pur senza necessariamente rivederli completamente. Se invece il conflitto dovesse protrarsi e soprattutto lo Stretto di Hormuz restasse bloccato a lungo, gli obiettivi diventerebbero molto più ambiziosi», osserva Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, degli effetti dell’attacco di Usa e Israele all’Iran, che vede un’area «90 dollari» con un possibile obiettivo 100 dollari «nel caso in cui il conflitto durasse più di un mese».