Gazzetta di Reggio

Reggio

Il caso

Il problema dell’odio nei commenti lasciati sui nostri canali social

Alice Benatti
Il problema dell’odio nei commenti lasciati sui nostri canali social

Le opinioni sono le benvenute, le offese no

2 MINUTI DI LETTURA





Reggio Emilia Domenica, nella Giornata internazionale della donna, abbiamo pubblicato sulle nostre pagine Facebook e Instagram il video del corteo femminista e transfemminista organizzato da Non Una di Meno a Reggio Emilia. In poche ore sono arrivati più di 1300 commenti. Una valanga di parole, pochissime usate per esprimere opinioni, davvero troppe, invece, per insultare. Abbiamo letto, con incredulità e sgomento, centinaia di frasi di disprezzo, denigrazione e odio. E quell’odio aveva un bersaglio preciso: le donne. Anche se non era l’unico.

Nei commenti è comparsa infatti un’altra categoria oggetto di scherno molto in voga quando c’è da offendere: quella dei “sinistroidi puzzolenti”, anche definiti “zecche rosse”. C’è chi scrive, addirittura, che si può sentire la loro puzza attraverso il video. Sarebbe sgradevole quanto inopportuno, per la Gazzetta di Reggio, riportare certe frasi scritte dagli utenti. Ma per capire il livello dei commenti basta un esempio: c’è chi si è chiesto perché, a suo tempo, non siano stati usati più preservativi. Autori di quelle frasi, lontanissime dall’idea di spazio democratico che dovrebbe essere la sezione commenti dei nostri contenuti, sono stati moltissimi uomini. Ma anche donne. Anagraficamente, a giudicare da qualche profilo, non proprio di primo pelo. Insomma: non le hanno scritte dei ragazzi.

Del resto la stragrande maggioranza dei commenti è arrivata da Facebook, che non è certo il social dei più giovani. E mentre l’aria che tira sui social – diventati ormai un luogo in cui la distanza dello schermo sembra autorizzare tutto – ci obbliga a essere sempre più vigili su ciò che viene pubblicato sulle nostre pagine, una riflessione si impone inevitabile: la piazza e il corteo di domenica servono più di quanto pensiamo. Servono perché la parità non è solo una questione di leggi o di numeri, ma anche di linguaggio, di rispetto, di cultura. Servono perché, a giudicare da certe reazioni, c’è ancora molta strada da fare. Infine, c’è un’altra cosa da ribadire: la Gazzetta di Reggio non è la casa degli insulti. Noi giornalisti facciamo del nostro meglio per moderare i commenti, ma domenica – davanti a una quantità così grande di messaggi – non tutti quelli offensivi sono stati rimossi, o non lo sono stati con la rapidità che avremmo voluto. Se alcune persone si sono sentite ferite leggendo quelle parole sotto i nostri contenuti, o hanno avuto l’impressione che la nostra mancata azione fosse una forma di complicità, ce ne scusiamo. Non lo è e non lo sarà mai. © RIPRODUZIONE RISERVATA