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Guastalla, tensione in centro: attivisti antifascisti contestano il gazebo di Vannacci

Guastalla, tensione in centro: attivisti antifascisti contestano il gazebo di Vannacci

Il banchetto di Futuro Nazionale per il tesseramento e la raccolta firme viene preso di mira dai collettivi

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Guastalla Sabato di tensione nelle strade del centro di Guastalla, dove il clima si è surriscaldato a causa di una dura contestazione avvenuta in occasione di un banchetto organizzato dal movimento Futuro Nazionale con Roberto Vannacci. L'iniziativa, finalizzata alla raccolta firme e al tesseramento, è stata presa di mira da un gruppo di attivisti antifascisti della Bassa, dando vita a un confronto a distanza che ha richiesto l'intervento deciso delle forze dell’ordine.

Da una parte i militanti di Futuro Nazionale rivendicano la legittimità della propria iniziativa: «Il banchetto era regolarmente autorizzato – spiegano gli organizzatori – ma nonostante questo abbiamo subito il tentativo degli "antifa" di ostacolare il nostro lavoro e il diritto, garantito dall’Articolo 21 della Costituzione, di manifestare liberamente il pensiero». Il gruppo di destra ha inoltre espresso un sentito ringraziamento alle forze di polizia, il cui intervento avrebbe permesso di riportare la situazione alla normalità, sottolineando un episodio avvenuto durante la mattinata: da un'abitazione sovrastante la piazza, un cittadino ha diffuso a tutto volume un celebre audio di Silvio Berlusconi contro i «poveri comunisti», accolto con favore dai militanti del gazebo.

Diametralmente opposta la versione dei contestatori, scesi in strada per opporsi a quello che definiscono «populismo reazionario». Gli attivisti antifascisti hanno lamentato una presenza «esagerata» delle forze dell'ordine, accusandole di aver impedito il dissenso attraverso minacce di denuncia e il divieto di esporre cartelli. «Siamo rimasti per dare una risposta giovane e antifascista – dichiarano i manifestanti – e per informare i passanti sulla natura intollerante di certi messaggi». Nel mirino della critica, in particolare, la distribuzione di adesivi sull’italianità dei negozi, giudicati dai collettivi come richiami a ideali suprematisti. «Rigettiamo ogni accusa di antidemocraticità: siamo dalla parte giusta della storia per evitare che certi errori si ripetano».