L’ingegnera gestionale cambia vita e va a fare la “sfoglina”: «Ai giovani consiglio di riscoprire i lavori manuali»
Reggio Emilia: Francesca Iori, 27 anni, è diventata titolare insieme alla madre Claudia della storica attività di famiglia “La Casalinga” di via Franzoni. «Prima facevo un lavoro ripetitivo, demotivante, che mi svuotava: ora sono felice»
Reggio Emilia «Ho lasciato il lavoro da ingegnere gestionale per diventare sfoglina. E sono rinata. Ai giovani dico: riscoprite i lavori manuali, potreste scoprire soddisfazioni inaspettate». A parlare è Francesca Iori, 27 anni, titolare insieme alla madre Claudia de “La Casalinga” di via Franzoni, a due passi dalla chiesa di San Prospero, storica attività di famiglia – è aperta da quasi settant’anni – specializzata in produzione e vendita di pasta fresca della tradizione emiliana. In un periodo storico in cui il passaggio di testimone delle imprese è sempre più uno scoglio, il negozio è ora nelle mani della quarta generazione: una reggiana di 27 anni. Francesca racconta il suo percorso. «Il negozio appartiene alla mia famiglia: è stato aperto nel 1956 dal bisnonno, ha proseguito la nonna, poi mia madre e mia zia. Io non ne volevo sapere. Ho conseguito la laurea triennale ad Unimore, poi quella magistrale in ingegneria gestionale al Politecnico di Torino. Ero fermamente convinta di voler fare l’ingegnere».
Le prime perplessità sono sorte quando Francesca ha iniziata a lavorare in quattro multinazionali del territorio. «Continuavo a cambiare azienda perché pensavo fosse un problema di ambiente. In realtà, dopo l’ennesimo tentativo, ho capito che ero io a non essere adatta a quella strada. Era un lavoro ripetitivo, demotivante, che mi svuotava e assorbiva tutto il mio tempo: partivo alle 7 e rincasavo non prima delle 19, stanca e stressata dopo dieci ore, senza avere l’energia per nient’altro. E nessuna voce in capitolo. Forse non avevo il carattere giusto». Un’insoddisfazione non di natura economica. «Rispetto alle mie coetanee, laureate e retribuite sui 1.400 euro al mese, sono stata fortunata: a parte tirocinii e stage, lo stipendio si aggirava sui 1.700 euro e sarebbe cresciuto nel tempo. Mi sono chiesta se ne valeva la pena, a 27 anni». La risposta è stata negativa.
«Anni fa non avevo preso in considerazione l’idea di fare l’artigiana perché la società attuale ti inculca che il lavoro cui aspirare sia quello d’ufficio. Invece ritengo che l’attività manuale, che sta scomparendo, non abbia nulla da invidiare ad altri impieghi, anzi ha parecchi plus». Tra questi plus il fatto di essere padroni di sé stessi. «Nell’aprile scorso, quando mia zia è andata in pensione, ho rilevato il 50% de La Casalinga. Ed è stata una meraviglia. Un laboratorio al femminile, le mani in pasta, il contatto con il pubblico, il tempo libero (si inizia presto al mattino ma si chiude alle 13, sabato compreso), ferie di un mese (d’inverno si lavora sempre, con picchi a Natale, mentre d’estate il prodotto è va in pausa). È impagabile non avere pensieri e tempo libero a disposizione. E a livello economico non è affatto un passo indietro». Certo, ammette Francesca, poter contare su «un’attività storica super avviata, con una clientela fedele e in espansione è stato un vantaggio. Se avessi dovuto partire da zero sarebbe stata un’altra storia». In espansione? «Sì perché la domanda non fa che aumentare. Produciamo tortelli e cappelletti, lasagne, crespelle, gnocchi freschi e sughi. Nessuno ormai ha la capacità o il tempo di preparare le tagliatelle in casa: così la richiesta è esplosa». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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