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Il caso

Le estraggono tutti i denti e sbagliano gli impianti: non riesce più a masticare, pensionata risarcita con 35mila euro

Ambra Prati
Le estraggono tutti i denti e sbagliano gli impianti: non riesce più a masticare, pensionata risarcita con 35mila euro

Reggio Emilia, alla donna di 68 anni è stata riconosciuta la somma per i danni morali e materiali. Il dentista condannato per negligenza

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Reggio Emilia Si è rivolta a un dentista per installare una protesi ma il professionista, oltre a toglierle tutti i denti, ha installato male il nuovo impianto, con la conseguenza che la signora dolorante non riusciva più a masticare. Ora il giudice monocratico Damiano Dazzi, della Sezione Civile del tribunale di Reggio Emilia, ha riconosciuto la condotta negligente e la responsabilità del medico e della struttura, riconoscendo ad un’anziana reggiana un risarcimento danni di 35mila euro.

I fatti risalgono al 27 aprile del 2022 quando la pensionata – all’epoca 68enne – si sottopone a una prima visita odontoiatrica; lo specialista le prospetta un piano di trattamento che prevede la bonifica delle arcate, il posizionamento di quattro impianti per arcata, l’applicazione di una protesi mobile totale e infine di una protesi fissa superiore e inferiore. Come risulta dalla cartella clinica, le lunghe operazioni vengono eseguite e saldate dalla paziente, che paga con bonifico un conto finale da 9mila euro. Senonché, a lavoro terminato, la cura si rivela peggiore del problema: la pensionata lamenta «forti dolori» e non riesce più a masticare, tanto che è costretta a rivolersi ad altri odontoiatri che constatano il totale fallimento dell’intervento di chirurgia implantare: il sistema si deve rifare daccapo.

Alla fine del calvario, la 68enne ha chiesto conto al primo dentista, che ha negato ogni responsabilità. Dopo un tentativo di conciliazione non andato a buon fine, nel 2025 la signora ha intentato una causa civile chiedendo la condanna del dentista e dello studio medico e il risarcimento dei danni. Il primo passo è stato di far eseguire un accertamento tecnico preventivo, per stabilire com’era la situazione prima e dopo l’operato del professionista. Un team di consulenti (formato da un medico legale e un odontoiatra) hanno concluso che l’intervento «era da considerarsi routinario, non gravato da difficoltà esecutive». Invece «i trattamenti sanitari effettuati non sono stati eseguiti con adeguata perizia, in relazione ai protocolli e alle linee guida». In particolare, secondo gli esperti, il dottore non solo «non ha inserito in modo corretto gli impianti non facendo ricorso ad esami di secondo livello che avrebbero permesso una buona centratura», ma ha pure eseguito «l’estrazione completa degli elementi dentari che potevano essere utilizzati per garantire stabilità e comfort alle protesi provvisorie». Il risultato finale «non può in nessun caso rientrare nel novero delle complicanze, ma in un danno iatrogeno», cioè in un peggioramento dovuto a negligenza medica.

Il dentista e la compagnia assicuratrice, che avevano partecipato alle prime fasi, non si sono costituiti in giudizio, di fatto rinunciando a difendersi. Da qui la peculiarità del caso: il giudice, ricordando che «grava sul professionista l’onere di fornire la prova» della propria diligenza, ha deciso sulla base del solo accertamento tecnico preventivo, condannando in contumacia il camice bianco e la società al risarcimento del danno patrimoniale (cure, costi per interventi di ripristino, consulenze) e morale (danno biologico permanente), più gli interessi e le spese legali, in base a un complicato calcolo che ha tenuto conto dell’età della paziente. 

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