Gazzetta di Reggio

Reggio

L’intervista

Diga di Vetto, il sindaco: «Va fatta, ma a precise condizioni». E sulla prima pietra annunciata da Salvini: «Slogan elettorale»

Jacopo Della Porta
Diga di Vetto, il sindaco: «Va fatta, ma a precise condizioni». E sulla prima pietra annunciata da  Salvini: «Slogan elettorale»

Reggio Emilia, il primo cittadino Fabio Ruffini parla del progetto: «Le dimensioni? In Italia siamo tutti esperti di tutto, io mi affido ai tecnici»

3 MINUTI DI LETTURA





Vetto «Siamo favorevoli a questa infrastruttura, ma a precise condizioni: partecipazione, coinvolgimento e benefici anche per la montagna. Non possiamo mettere a disposizione una parte importante del nostro territorio senza ricadute positive per chi vive qui». Il sindaco di Vetto Fabio Ruffini interviene sulla diga, un’opera discussa da decenni e per la quale ora è in corso un complesso iter. Da luglio 2025 il governo ha nominato il professor Stefano Orlandini commissario straordinario. «Ad oggi però - aggiunge il primo cittadino - non sono state stanziate le risorse per la fase successiva della progettazione. Se non arriveranno a breve, rischiamo l’ennesima occasione persa».

Dopo decenni di discussioni questa volta siamo davanti a un percorso concreto. Soddisfatto?
«Da sindaco ho imparato ad aspettare gli atti. Se a breve non verranno trovate le risorse per proseguire con la progettazione, sarà l’ennesima occasione persa e uno spreco delle risorse già impiegate. Se l’opera si deve fare, bisogna procedere nei tempi più rapidi possibili, con tutte le verifiche necessarie».
Il ministro Matteo Salvini ha parlato della possibilità di posare la prima pietra entro la fine della legislatura.
«Credo sia uno slogan elettorale. È impossibile».
Qual è la sua posizione sulla diga?
«Non sono né un detrattore né un fan sfegatato dell’intervento. Credo però che ci sia la necessità di trattenere l’acqua e che questa esigenza aumenterà in futuro, anche per i cambiamenti climatici. Se le verifiche confermeranno che ci sono le condizioni, credo che l’opera vada realizzata».
Dovesse dire sì o no?
«Sono contrario ai sì o ai no a prescindere. Il percorso fatto finora mi sembra corretto e credo ci siano le condizioni per andare avanti».

E i cittadini di Vetto come la pensano?
«Per quello che percepisco parlando con le persone, la maggioranza mi sembra favorevole. Ci sono anche cittadini contrari, che temono che un’opera di queste dimensioni possa stravolgere gli equilibri del territorio».
Quali condizioni ponete?
«Servono interventi complementari e compensazioni per la montagna. Vetto è il Comune maggiormente interessato: secondo i primi studi, oltre il 65% dell’invaso sarebbe nel nostro Comune. Chiediamo opere a beneficio dei cittadini e un progetto di rilancio dell’Enza dalla montagna alla pianura».
L’impatto sul territorio sarebbe comunque notevole.
«Certamente. L’ipotesi è quella di un invaso da 86 milioni di metri cubi e il cantiere sarebbe nelle immediate vicinanze del capoluogo».
Una diga di queste dimensioni potrebbe diventare anche un’occasione economica per Vetto?
«Deve esserlo. Bisogna ragionare sulle opere complementari, sul turismo, sull’economia locale e sulla produzione di energia idroelettrica. L’opera deve portare benefici anche alla montagna».
Il Comune si sente sufficientemente coinvolto nell’iter?
«Il Consorzio di Bonifica ci ha coinvolto, ma da qui in avanti ci aspettiamo qualcosa in più. Non vogliamo scelte calate dall’alto, ma condivise. Del resto il percorso che ha portato fin qui è partito anche da un’iniziativa che avevamo promosso una decina di anni fa».
Ci sono poi le questioni geologiche, ambientali e quelle legate alle frane.
«I cittadini vogliono e devono essere tutelati. Saranno gli approfondimenti tecnici a stabilire se l’opera è realizzabile nella massima sicurezza».
La diga continua però a essere terreno di scontro politico, nonostante oggi centrodestra e centrosinistra si dicano favorevoli.
«È sempre stato così. È un’opera che viene spesso cavalcata durante le campagne elettorali. Oggi sembra che centrodestra e centrosinistra siano d’accordo. A questo punto bisogna reperire le risorse».
Sulle dimensioni dell’invaso, invece, ha una posizione?
«No. In Italia siamo tutti esperti di tutto: basta andare un po’ su internet e il giorno dopo ci si trasforma in ingegneri, geologi o esperti di idraulica. Io mi affido ai tecnici».
Intanto qual è la situazione dell’Enza in questa estate siccitosa?

«L’Enza è praticamente in secca già da qualche mese. Non è un fiume ma un torrente, quindi alterna periodi di scarsissima acqua ad altri nei quali, dopo i temporali, ne arrivano grandi quantità».  © RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google