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Il caso

Morì per il pugno di un sedicenne: dimezzato l’indennizzo alla famiglia

Ambra Prati
Morì per il pugno di un sedicenne: dimezzato l’indennizzo alla famiglia

Casina: la causa civile di risarcimento danni ha ravvisato un concorso di colpa del 46enne

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Casina Colpito da un pugno in volto sferrato da un sedicenne, cadde all’indietro battendo il capo e morì dopo dieci giorni di agonia. Tuttavia la vittima, Walter Fornaciari di 46 anni, particolarmente fragile, avrebbe infastidito il gruppo di giovanissimi e provocato il minore con uno schiaffo. Perciò la causa civile di risarcimento danni ha ravvisato un concorso di colpa e dimezzato la somma spettante ai familiari dell’uomo: la richiesta era di 483mila euro. Il giudice Ersilia Carlucci della Seconda Sezione Civile del tribunale di Reggio Emilia ne ha riconosciuti 221mila euro per il padre e il fratello, con le spese legali da suddividere tra le controparti.

La vicenda, che aveva scosso il paese, risale al 26 ottobre 2021, quando Walter Fornaciari è stato trovato riverso a terra in fin di vita su un marciapiede di via Roma, la strada principale vicino alla piazza. Ricoverato in coma all’ospedale Maggiore di Parma per una grave frattura alla base cranica, morì il 5 novembre a causa di due emorragie cerebrali. Due i minorenni indagati dai carabinieri in base alle intercettazioni intercorse tra i sei ragazzi: uno per false dichiarazioni al pubblico ministero (per aver ubbidito alle raccomandazioni dell’amico, sostenendo la versione non veritiera che il 46enne dopo il pugno fosse caduto da solo una seconda volta), poi stralciato, e colui che ha sferrato il pugno, per omicidio preterintenzionale.

Quest’ultimo, che ha poi confessato in lacrime, dicendo che non voleva uccidere, ha seguito con esito positivo il percorso di messa alla prova al Tribunale dei Minorenni di Bologna e nel 2022 il reato è stato dichiarato estinto. È poi partita la causa civile intentata dai familiari di Fornaciari, per il risarcimento del danno dovuto alla perdita del loro caro, nei confronti del minore e dei genitori. Causa che è slittata più volte poiché il ragazzo nel frattempo è diventato maggiorenne e i legali dei genitori hanno tentato di sostenere che dovesse rispondere solo lui, visto che padre e madre, oltre alla buona educazione, non avrebbero potuto fare nulla per evitare l’accaduto.

Mentre la consulenza tecnica, pacifica sul nesso causale tra caduta e decesso, ha evidenziato come le condizioni preesistenti della vittima rendessero il 46enne «particolarmente fragile e vulnerabile» alle conseguenze «di un’azione violenta, anche se non particolarmente intensa». «Non vi sono dubbi che la volontà del minore non fosse quella di uccidere», conclude il giudice, che nel ripercorrere la vicenda ne valorizza l’antefatto: Fornaciari è stato «provocatorio e molesto» nei confronti del gruppo di ragazzi, che hanno tentato di liberarsene allontanandosi più volte, ma l’adulto li ha seguiti fino a schiaffeggiare il sedicenne.

«Pur permanendo il grave disvalore della condotta del minore», che ha reagito in modo «sproporzionato rispetto alla provocazione ricevuta, deve riconoscersi che il comportamento della vittima ha avuto un’effettiva incidenza». Secondo il giudice appare quindi «equo determinare il concorso colposo», e, sebbene i testimoni abbiano descritto il ragazzo come ben inserito e rispettoso, a risponderne devono essere i genitori poiché «l’adempimento del dovere educativo implica l’interiorizzazione dei valori quali il rispetto della vita altrui e la capacità di controllare gli impulsi aggressivi». Da qui la sentenza: la responsabilità è al 50% tra le controparti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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