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L’intervista

Dal laboratorio Do-Mani all’assunzione alla Bett Sistemi: «Alessandro è sempre puntuale: è cresciuto con noi e ne va fiero»

Marianna Platani e Antonella Vezzali
Dal laboratorio Do-Mani all’assunzione alla Bett Sistemi: «Alessandro è sempre puntuale: è cresciuto con noi e ne va fiero»

Correggio: nell’azienda robotica e automazione vanno di pari passo con l’aspetto umano. «Tutoraggio e rete tra enti: una garanzia»

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Correggio Con Tennio Bettati parliamo della sua azienda e degli inserimenti lavorativi con affiancamento di ragazzi che usufruiscono della legge 104. Gli chiediamo di parlarci del suo lavoro. La Bett Sistemi di Correggio, da 32 anni rappresenta il fornitore per tutte le aziende che sono interessate all’automazione e alla robotica. L’azienda ha assunto di recente Alessandro Finco, uno dei ragazzi del laboratorio Do-Mani. Bettati racconta di anni di sfide, ricerca e grandi risultati: ha l’entusiasmo e la passione di un ragazzo di 20 anni come noi. Accanto a lui c’è il caporeparto Gianni Cirruto.

 


Cosa producete?

«Bett Sistemi produce direttamente i propri componenti, “Original components”, che sono diventati un nuovo standard di riferimento sul mercato. Consegnati sfusi o preassemblati dalla Bett Service, gli “Original components” garantiscono la risposta ideale a tutte le aziende che desiderano migliorare la propria efficienza produttiva».

Qual è la vostra storia?

«L’azienda è nata nel 1994 e ha già festeggiato 32 anni a fianco dei clienti, una storia fatta di passione per l’innovazione».

Quali sono i problemi di oggi per gli imprenditori?

«Rispetto al passato la differenza la fanno le persone. Il rapporto con i dipendenti negli anni è molto cambiato, si è trasformato dal “dovere” ai “diritti”».

Ci spieghi meglio.

«Negli anni scorsi per le persone trovare lavoro era un punto di arrivo e lavorare per un’azienda significava crescere insieme, crederci e sentirsi parte di essa, significava, userei il termine, “riconoscenza”. Oggi manca quell’orgoglio personale di fare parte di una realtà produttiva che ti consente di ottenere non solo autonomia economica, ma anche di apprendere nuove cose e crescere sia dal punto di vista professionale che umano».

Perché succede, secondo lei?

«È come se si fosse perso il senso del “dovere”, scambiato in forma di un “diritto”, acquisito a prescindere. Oggi sembra si sia perso quel senso di responsabilità che unisce il lavoratore all’azienda, l’entusiasmo di farla crescere, sentircisi parte. L’imprenditore si trova continuamente a cercare personale da inserire nello staff: ma spesso si presentano soggetti demotivati, se pure con un curriculum di tutto rispetto».

Questo che problemi comporta?

«Faccio un esempio pratico, in azienda formiamo e investiamo sul personale, e questo diventa parte integrante e fondamentale nell’azienda e per l’azienda, e se decide di andarsene (il preavviso di legge è di poche settimane) ci crea un danno, per potere sostituire un elemento formato con mansioni apicali. L’azienda si trova in grosse difficoltà, ne risente tutto il sistema lavorativo e si crea uno squilibrio, rischiamo consegne non rispettate, lavoro da terminare senza una sostituzione adeguata ecc...».

Come si inserisce tutto questo nella vostra scelta di entrare nel progetto “Futuro InAzione”, per inserire ragazzi con disabilità che usufruiscono della legge 104? Si tratta di persone che hanno bisogno di attenzione, come affrontate le difficoltà?

«Certo, è vero, ma il vostro progetto parte da una visione di aiuto alle aziende, non solo per i ragazzi. C’è una fase di affiancamento in azienda con un tutor/educatore messo a disposizione dalla cooperativa Accento, si studia un progetto finalizzato alle potenzialità del ragazzo e alle esigenze dell’azienda stessa con un tirocinio assistito».

Perché per voi questo è fondamentale?

«Perché non distoglie l’attenzione del personale dalla produzione. Ci sono degli step di valutazione con educatore, ragazzo, azienda, ufficio collocamento mirato, Servizi sociali. E, se gli obiettivi personali e aziendali sono stati raggiunti, al termine del tirocinio si può decidere per l’assunzione».

Da questo punto di vista il progetto “Futuro InAzione” ha un valore aggiunto?

«Certamente, anche questo è una tutela per noi imprenditori, possiamo valutare se il ragazzo debba essere lasciato in carico alla cooperativa, oppure assumerlo direttamente».

Voi cosa avete scelto per Alessandro Finco?

«L’abbiamo assunto noi. Per tanti motivi: è cresciuto con noi tramite il tirocinio, ha imparato il nostro sistema di lavoro e abbiamo investito su di lui».

Gianni Cirruto aggiunge: «Inoltre è puntualissimo, arriva con il sorriso, non si ferma mai: è quella riconoscenza di cui si parlava prima».

In programma c’è anche un incontro formativo con i colleghi di Alessandro, per imparare e continuare a stare bene insieme.

«Anche questo è un punto di forza del progetto “Futuro InAzione”, ci aiuta a capire come interagire e lavorare meglio insieme».

Cosa consigliate alle altre aziende dopo questa vostra esperienza?

«Abbiamo una legge che ci obbliga ad assumere persone con disabilità, spesso si decide di pagare una sanzione per la mancanza di tempo per seguirli; quando arrivano questi ragazzi non sappiamo come interagire con loro e aiutarli a inserirsi, capire le loro potenzialità... Ma c’è una valida alternativa».

La formazione al vostro personale come è accolta?

«Molto volentieri. Il personale necessita di una formazione adeguata per inserire questi ragazzi. E una volta entrati in azienda vanno valorizzati, la loro dignità deve essere salvaguardata; i problemi sono tanti e la buona volontà a volte non basta... Questo progetto, invece, ha il valore aggiunto della presenza costante di persone competenti con le quali potere interagire e risolvere ogni problema. Aiuta noi aziende a imparare e supportare l’inserimento lavorativo dei ragazzi: prima ancora che questi entrino a fare parte dell’azienda; il ragazzo prende consapevolezza della sua postazione di lavoro, cosa dovrà svolgere, conoscerà i futuri colleghi, e saprà a chi si potrà rivolgere per i problemi che potrebbe incontrare».

Come valutate il fatto che il progetto, come anche l’intera attività del laboratorio Do-Mani (che i ragazzi continuano a frequentare anche dopo l’eventuale assunzione), si sostengano con una rete di collaborazioni con la comunità, il territorio e i professionisti?

«Collaborare con il territorio è un aspetto anche per noi strategico e il tutoraggio, in particolar modo, per le aziende è una garanzia in più». 

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