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Il caso

Tentanto di mettere all’asta il River 2.0 di Canossa, ma il titolare vince la causa

Ambra Prati
Tentanto di mettere all’asta il River 2.0 di Canossa, ma il titolare vince la causa

A causa di debiti pregressi contratti con una banca, l’ente creditore ha tentato due volte la vendita all’asta del ristorante e dell’abitazione al piano superiore. Simone Guazzi può esultare: «L’ufficiale giudiziario non aveva alcun diritto»

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Canossa «Una mattina di qualche mese fa, mentre stavo facendo le pulizie nel ristorante, mi sono trovato davanti l’ufficiale giudiziario: ha voluto fotografare perfino la mia camera da letto, nonostante avessi già vinto la causa contro la banca creditrice. Per due volte ho subito la stessa angheria».

A parlare è Simone Guazzi, 48 anni, titolare dello storico ristorante pizzeria River 2.0 di via Val d’Enza Sud 205 a Cerezzola, oltreché noto per il suo impegno politico (è coordinatore di Forza Italia per il Comune di Canossa e per la zona delle Terre Matildiche). A causa di debiti pregressi contratti con una banca, l’ente creditore ha tentato due volte la vendita all’asta del ristorante e dell’abitazione al piano superiore. Ora, grazie all’azione dell’avvocato Valter Pompeo Azzolini, il giudice del Tribunale di Reggio Niccolò Stanzani Maserati ha stabilito che la controparte non aveva alcun diritto di procedere «all’esecuzione forzata» e ha avuto una condotta «quantomeno di colpa grave». +

La Aqui Spv Srl (una società che acquista in blocco crediti deteriorati da banche e istituti finanziari) è stata condannata al pagamento delle spese legali, a rimborsare al titolare 2 mila euro e a versare alla Cassa delle Ammende 500 euro, oltre alla diffida a compiere «ulteriori attività finalizzate alla vendita dei beni pignorati».

Il River è un locale molto amato dai reggiani, meta prediletta nelle giornate estive per chi ama prendere il sole sulle rive dell’Enza. «Lo ha fondato mio nonno, il cavalier Riccardo, nel 1957, lo ha gestito per tutta la vita mio padre Angelo, anziano e malato, poi è passato a me - sottolinea Simone Guazzi - I debiti sono stati contratti da mio padre nel 2006 per un mutuo con una banca locale, con la quale abbiamo raggiunto un accordo per un piano di rientro rateizzato». Tutto bene? Non proprio. Perché tre anni fa ha suonato al campanello del titolare l’ufficiale giudiziario. L’avvocato Azzolini si è opposto a questa prima esecuzione e una sentenza del 2024 gli ha dato ragione dichiarando «l’insussistenza del diritto di procedere» della società creditrice. Nonostante il primo giudizio a favore di Guazzi, la Aqui ci ha riprovato e ha fatto partire una seconda esecuzione in base a «ulteriore documentazione». La seconda opposizione del legale ha dato lo stesso esito: secondo il giudice «la documentazione prodotta» dalla società riguarda il medesimo fatto «sul quale si è già formato il giudicato», pertanto la Aqui non aveva alcun diritto di ripetere la stessa procedura, già ritenuta illegittima.

«Questi “signori del dolore” non avevano nessuna titolarità per agire in questo modo - commenta Simone - Sospetto che la controparte ci abbia riprovato perché, davanti al mio ristorante, è stato realizzato un lago e il valore dell’immobile si è quadruplicato». Ora che il pericolo è stato scongiurato, secondo il titolare «resta l’amarezza di veder violati i propri spazi, di aver subìto un’ingiustizia. Questa storia e lo stress che ne è derivato mi hanno provocato problemi di salute: sono finito al Pronto Soccorso con delle ulcere allo stomaco, sono rimasto ricoverato per oltre tre mesi. Sono tuttora in convalescenza». l© RIPRODUZIONE RISERVATA

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