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L’intervista

«Tatuaggi, perché rimuoverli non è così facile: non bastano due o tre sedute»

Evaristo Sparvieri
«Tatuaggi, perché rimuoverli non è così facile: non bastano due o tre sedute»

Sami Saadiden, dermatologo al Centro Lazzaro Spallanzani, parla dell’altra faccia di un boom: in nove anni gli studi di tatuaggi e piercing a Reggio Emilia sono aumentati del +239%. E accanto a chi si tatua c’è chi decide di cancellare

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Reggio Emilia «Ho letto da qualche parte che c’è chi dice rimuovere i tatuaggi sia una cosa molto, molto facile. Non è così». Sami Saadiden è dermatologo e venereologo al Centro medico privato Lazzaro Spallanzani, a Reggio Emilia uno dei centri all’avanguardia nella rimozione dei tatuaggi. È l’altra faccia di un boom: in nove anni gli studi di tatuaggi e piercing in provincia sono aumentati del +239%. E accanto a chi si tatua c’è chi decide di cancellare.
 



Dottore, sono aumentate anche le rimozioni?
«Sono aumentati più i tatuaggi che le rimozioni, ma ci sono anche quelle. Tutto dipende molto dal tipo di inchiostro, dalla quantità, dalla profondità e da quanto tempo una persona ha il tatuaggio. Per rimuoverli, ci vogliono di solito tante sedute, e non è possibile quantificarle subito, perché le variabili sono tante».
Come funziona il trattamento? Perché ci vuole così tanto?
«Perché il laser non va a bruciare il tatuaggio. La tecnica più diffusa è il Q-switched, che si usa per i tatuaggi e per le lesioni pigmentate, cioè le macchie. Emette impulsi estremamente brevi, si parla di nanosecondi, che colpiscono il pigmento e lo frammentano. Poi sono le nostre cellule, i macrofagi, ad aggredirlo, piano. È un processo molto graduale».
Quante sedute servono mediamente?
«Non ne bastano due o tre. Io di solito ne faccio una al mese, e si va dalle 15 in su. Una scritta molto sottile in 5 o 6 sedute magari si sbiadisce; un tribale tutto nero, pieno di inchiostro, ci mette davvero tantissimo».

Perché i pazienti vogliono togliere un tatuaggio?
«Alcuni perché non gli piace più, altri perché nelle scritte ci sono degli errori, oppure sono sbavate. Ma la maggior parte perché è un tatuaggio di lunga data».
Un caso particolare che ricorda?
«Anni fa è arrivato un signore di una certa età con un tatuaggio molto nero che prendeva tutto il braccio, con un animale bianco, per contrasto. L’aveva appena fatto: avevo paura di toccarlo, sembrava vernice fresca. Aveva ritirato un po’ di soldi e lo voleva togliere immediatamente, perché non gli piaceva per nulla. Gli ho detto: guardi, quei soldi non bastano per tutte le sedute che servono. Alla fine l’ho convinto a non fare assolutamente nulla, perché non si poteva fare nulla».
Rimuoverlo fa male?
«Come farlo: piccole frustate. Vicino alle articolazioni fa più male, ma di solito è sopportabilissimo. L’anestesia non serve».
Possono restare cicatrici?
«No. Gli impulsi sono di brevissima durata e non trasmettono molto calore ai tessuti circostanti, quindi si evitano cicatrici e danni. Subito dopo c’è un po’ di arrossamento e qualche piccola escoriazione che guarisce rapidamente: la pelle riprende molto bene. Per qualche giorno do creme cortisoniche e antibiotiche, poi bisogna idratare moltissimo».
L’età conta?
«Nell’anziano la pelle è magari più danneggiata, più delicata, rischia di spaccarsi di più: le escoriazioni sono più frequenti e più evidenti. Ma tutto è superabile e guarisce rapidamente».
Chi è il paziente tipo?
«I giovani adulti, più o meno tra i 40 e i 50 anni». Quanto costa? «Dipende dalla grandezza. Di solito si ragiona a centimetro, ma nessuno va a misurare: io faccio un prezzo forfettario a seduta. I miei prezzi partono attorno agli 80 euro».
Lavorate anche con i tatuatori?

«Sì, si lavora molto bene. Se uno ha un tatuaggio vecchio e lo vuole rinnovare, si mette d’accordo con il tatuatore su un nuovo disegno e viene da me per qualche seduta solo per sbiadirlo, così il tatuatore può fare qualcos’altro sopra».


Dal punto di vista dermatologico, tatuarsi ha controindicazioni?

«No. L’unica che io valuto sempre riguarda i pazienti psoriasici: chi soffre di psoriasi è meglio che non si tatui, perché si rischia che si formi una chiazza psoriasica proprio dove si fa il tatuaggio». Che consiglio dà a chi ha tatuaggi e vuole rimuoverli?

«Di valutare bene. Io faccio sempre consulenze gratuite per spiegare il pro e il contro, e spesso dico di no anch’io, perché ci sono tatuaggi molto impegnativi, economicamente oltre che in termini di tempo. E bisogna valutare bene fin dall’inizio, col tatuatore, cosa si vuole fare. Chi non è abituato non dovrebbe partire con un tribale grande, pieno di inchiostro: non è abituato a vederlo e magari fa fatica ad accettarlo. Meglio una cosa piccola e non visibile, poi piano si vedrà». Nessuna contrapposizione verso i tatuatori, quindi.

«Assolutamente no. Vedo tatuaggi davvero riusciti, molto belli. Apprezzo molto il loro lavoro: è un’opera d'arte, bisogna essere molto bravi».  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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