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Vendemmia 2026: qualità ai massimi storici e speranze di rilancio per il mercato

Vendemmia 2026: qualità ai massimi storici e speranze di rilancio per il mercato

I dati di Confcooperative Terre d’Emilia confermano un’annata eccellente per grado zuccherino e salute delle uve per i territori di Reggio Emilia e Modena

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Reggio Emilia Iniziata con un anticipo mai avvenuto, quella che si è conclusa da pochi giorni sarà ricordata come una delle migliori vendemmie dell’ultimo decennio.

L’elevato livello qualitativo (uve sane e un grado zuccherino ai massimi storici) e una produzione che, pur risultando in aumento del 10,9% rispetto allo scorso anno (uno dei più scarsi del decennio), è rimasta ampiamente al di sotto delle quantità del 2024 e in linea con la produzione media dell’ultimo decennio, lasciano intravvedere migliori prospettive sul piano commerciale. I dati raccolti e analizzati da Confcooperative Terre d’Emilia parlano, nelle cooperative dell’area reggiano modenese (13 realtà con 24 stabilimenti), di un raccolto pari a 2.612.000 quintali di uve, vale a dire 263.000 quintali in più rispetto al 2025 e 217.000 in meno rispetto al 2024.

In questo quadro si è registrato un lieve calo per i lambruschi (il 54% del raccolto totale) ed un aumento per l’Ancellotta (varietà che rappresenta il 38% del prodotto complessivo). In crescita del 16,9% le uve bianche, la cui incidenza sul raccolto complessivo si ferma, però, all’8%, con poco più di 220.000 quintali. Per i lambruschi - come è emerso dall’incontro tra gli esponenti di Confcooperative - il 2026 ha segnato il livello più basso degli ultimi dieci anni, con 1,393 milioni di quintali di uve, mentre l’aumento registrato per l’Ancellotta (992.000 quintali) ha segnato un recupero sul 2025, anche se il saldo è rimasto al di sotto dei dati 2024 (oltre 40.000 quintali in meno).

«Possiamo parlare – sottolinea Alberto Lasagni, referente delle coop agricole ed agroalimentari di Confcooperative Terre d’Emilia – di un’ottima annata perché si è raggiunto un elevato grado zuccherino (17,59) ed un buon equilibrio delle componenti qualitative delle uve reggiane e modenesi. Il buon raccolto è ora atteso alla prova di mercati che negli ultimi anni – spiega Lasagni – hanno progressivamente fatto perdere redditività ai produttori, con quotazioni che sono scese tra il 20 e il 30% rispetto al 2021».

«La flessione produttiva che si prevede sia in Italia (-6,8%) che in Europa (-2%) – prosegue Lasagni – rappresentano condizioni favorevoli per i nostri lambruschi e per il “rossissimo” (derivato dell’Ancellotta largamente utilizzato in campo vitivinicolo, ma anche dall’industria cosmetica e farmaceutica), che però si scontrano ancora con forme di disinformazione e campagne ostili che colpiscono senza ragione prodotti che, in realtà, rappresentano sani alimenti se consumati con equilibrio».

Il rilancio del settore vitivinicolo, secondo Confcooperative, richiede comunque anche interventi strutturali che chiamano in causa le risorse pubbliche. «Ai cambiamenti avvenuti nel mondo dei consumi – osserva l’esponente di Confcooperative Terre d’Emilia – le cantine sociali (che rappresentano oltre il 90 % della produzione reggiana e modenese) hanno realizzato e stanno tuttora sostenendo rilevanti investimenti nei processi di trasformazione e nelle strategie commerciali, ma è necessario che questa riorganizzazione sia espressamente e concretamente sostenuta anche dagli enti pubblici, a maggior ragione in una stagione in cui si sono ridotte le risorse proprie che gli attori del sistema possono recuperare sui mercati».

«Contestualmente – afferma Lasagni – sono necessari sia interventi per un rinnovo degli impianti che non vada a creare squilibri su alcune tipologie di prodotto che, soprattutto, misure in grado di tenere in equilibrio offerta e domanda, unica e vera chiave per dare prospettiva a chi intende ancora investire nel settore». «Nel frattempo – conclude l’esponente di Confcooperative Terre d’Emilia – stiamo sollecitando le istituzioni perché mettano in campo quelle indispensabili misure congiunturali di sostegno ad un comparto fondamentale per il sistema agroalimentare e una delle grandi risorse anche per i nostri scambi con l’estero».

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