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Reggio Emilia: le case in affitto ci sono, ma solo per le donne. Lo dicono gli annunci on line

Alice Tintorri
Reggio Emilia: le case in affitto ci sono, ma solo per le donne. Lo dicono gli annunci on line

Su Facebook, un buon 40% degli annunci pubblicati da privati e agenzie ha discriminazioni di genere. Ecco perché succede

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Reggio Emilia Mesi a tribolare in cerca di una casa a Reggio Emilia per scoprire che, si, le stanze in affitto ci sono. Ma solo per le donne. Sembra essere un fenomeno diffuso: su Facebook, un buon 40% degli annunci pubblicati da privati e agenzie ha discriminazioni di genere al suo interno. Gli uomini, spesso, non sono ben accetti, con difficoltà maggiori e ostacoli annessi per chi ha bisogno urgente di un tetto sopra la testa. In tanti si domanderanno: ma è legale?

Per la regola generale, stabilita dal Codice delle pari opportunità, è vietata la discriminazione, diretta o indiretta, fondata sul sesso nell’accesso a beni e servizi e nella loro fornitura. Ma c’è un però: non costituiscono infatti discriminazione le differenze di trattamento nella fornitura di beni e servizi destinati esclusivamente o principalmente a persone di un solo sesso, quando siano giustificate da una finalità legittima e perseguite con mezzi appropriati e necessari. Ecco allora che tra le motivazioni alla base dell’esclusione degli uomini dalla platea di papabili inquilini c’è, in alcuni casi, la composizione stessa della casa in questione: se due stanze sono già state assegnate ad altrettante donne, per la legge dei grandi numeri, anche la terza spetterà a una persona di genere femminile. Online c’è chi solleva critiche al sistema: «Accade spesso perché la casa è abitata da ragazze è “se vogliono girare nude devono poterlo fare”. Mi è stata data questa risposta. Per poco non rispondevo attraverso gli insulti». Altri, su forum dedicati allo scambio tra opinioni, ricorrono al sessismo “al contrario” per giustificare un fenomeno ritenuto «comunissimo».


Sarebbero gli stereotipi di genere, quindi, a offrire una spiegazione a questa particolare clausola negli affitti. Qualcuno dà credito a questa teoria: «Mia nonna – scrive un utente – ha due case che affitta a solo ragazze, e queste sono state le sue motivazioni quando le ho chiesto il perché: sono più ordinate, non sporcano, fanno meno rumore e non organizzano party in casa». Le preoccupazioni degli affittuari, rispetto a un inquilino maschio, riguarderebbero dunque le condizioni della casa e il quieto vivere con vicini vari ed eventuali. A questa prima ipotesi se ne affianca una seconda, uguale e contraria. Per alcuni, le ragioni della discriminazione sono da ricercare in un potenziale disagio o addirittura in un pericolo per le ragazze. C’è chi conferma, mettendo sul tavolo l’esperienza personale: «Se mi ricapitasse un’esperienza di convivenza – scrive una ragazza – , forse sceglierei un appartamento misto, ma allo stesso tempo non mi sentirei troppo a mio agio per alcune questioni». I timori più citati dalle donne parlano di possibili molestie, di disagio e di imbarazzo.

Nel dibattito online, qualcuno arriva a citare la possibilità che in case tutte al femminile possano essere installate webcam nascoste, in riferimento a fatti di cronaca recenti, avvenuti in diverse città italiane. Helena Giannini, coordinatrice dell’associazione sindacale universitaria Udu di Unimore, conferma la tendenza. «Capitano episodi in cui i ragazzi segnalano difficoltà e distorsioni che incontrano nella ricerca di una casa – spiega – . Tra i vari problemi del mercato immobiliare universitario, ce n’è uno di cui si parla troppo poco: le discriminazioni all’ingresso. Spesso ci si imbatte in annunci che recitano “affitto solo a donne”. Si tratta di una scelta che esclude a priori gli studenti maschi, basandosi sul pregiudizio secondo cui le ragazze sarebbero più ordinate e tranquille. È uno stereotipo banale e ingiusto: l’affidabilità di un inquilino non si misura dal genere, ma dal rispetto dell’immobile e degli accordi presi». Giannini amplia lo sguardo: «Il concetto di discriminazione nell’accesso all’alloggio è però molto più ampio. Succede ancora di sentire di proprietari, qui al Nord, con preconcetti verso gli studenti del Sud, o di situazioni in cui a fare da barriera è banalmente il cognome, non tradizionalmente “italiano”, o la provenienza geografica internazionale. L’esperienza universitaria – conclude la coordinatrice di Udu – dovrebbe basarsi sull’accoglienza, sull’inclusione e sulle opportunità pari per tutti».  
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