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Il caso

Cento scuole minacciate da una mail in Italia: a Rivalta evacuati i bimbi della scuola d’infanzia. Cosa c’è dietro l’allarme bomba che ha coinvolto anche Reggio Emilia

Marco Costanzini
Cento scuole minacciate da una mail in Italia: a Rivalta evacuati i bimbi della scuola d’infanzia.  Cosa c’è dietro l’allarme bomba che ha coinvolto anche Reggio Emilia

Nel momento in cui è scattato il dispositivo di sicurezza, gli unici alunni presenti erano i bambini della scuola dell’infanzia Aquilone e quelli delle classi quarta e quinta della scuola primaria Ghiarda

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Reggio Emilia L’allarme è scattato nella tarda mattinata di ieri, intorno alle 13, quando sulla casella di posta elettronica di cento scuole italiane è comparsa la stessa mail: «Vi informiamo con la massima urgenza che in questo momento nell’edificio è stato collocato un ordigno esplosivo contenente nitrato d’ammonio», con frasi inneggianti ad Allah. Tra i destinatari, anche l’istituto comprensivo Don Pasquino Borghi di via Pascal a Reggio, il polo di Rivalta.

Si trattava fortunatamente di un falso allarme, ma per averne la certezza è stato necessario attendere l’esito di tutti i controlli e nel frattempo liberare ogni struttura in cui erano ancora presenti studenti nel minor tempo possibile. Così la dirigente scolastica Paola Campo, allertata dal direttore amministrativo, si è messa subito in contatto con la Questura.

L’evacuazione
Nel momento in cui è scattato il dispositivo di sicurezza, gli unici alunni presenti erano i bambini della scuola dell’infanzia Aquilone e quelli delle classi quarta e quinta della scuola primaria Ghiarda, ospitati nel polo per i lavori di ristrutturazione in corso nella propria sede, mentre avevano già concluso le lezioni gli studenti della scuola media Don Borghi e quelli delle superiori della sede di via Pascal dello Scaruffi Levi Tricolore. Gli agenti della polizia di Stato, insieme al personale scolastico, hanno gestito l’evacuazione con la massima delicatezza del caso attendendo l’arrivo delle famiglie, comprensibilmente preoccupate dopo la chiamata inattesa. Una volta accertato che tutti i locali fossero sgombri, sono partite le verifiche negli edifici scolastici per scongiurare l’effettiva presenza di una bomba, con l’impiego anche delle unità cinofile. Poi, intorno alle 18, la buona notizia: nessun ordigno, né al polo di Rivalta né nelle altre sedi dell’istituto comprensivo al di fuori. Già questa mattina gli studenti potranno far rientro in classe e riprendere regolarmente le lezioni.

La preside
«Quando il direttore amministrativo mi ha comunicato di aver ricevuto una mail sospetta – racconta Paola Campo – non ero a scuola e ho subito informato la Questura. Nessuno di noi sapeva ancora che la stessa mail era stata recapitata ad altri istituti italiani, cento in tutto. Ringrazio gli agenti per la prontezza del loro intervento e la delicatezza con cui hanno curato l’uscita anticipata da scuola dei bambini dell’Aquilone e delle classi quarta e quinta della Ghiarda. Alle 15,30 tutti gli spazi erano vuoti, compresi quelle delle palestre, in cui abbiamo bloccato l’attività pomeridiana. Ogni scuola dipendente dal nostro istituto è stata controllata, anche quelle al di fuori del polo, e nulla è stato trovato. Tutto è bene quel che finisce bene – conclude la dirigente scolastica –. Il pericolo è scongiurato e le lezioni potranno riprendere regolarmente».

Gli altri casi
Reggio non è stata l’unica provincia a dover fare i conti con l’allarme bomba. Da Verona – la più colpita, con 27 scuole evacuate – a Padova, Genova, Piacenza, Lucca, Arezzo, Chieti, Crotone e Reggio Calabria, la mail minatoria ha compromesso il regolare svolgimento delle lezioni in scuole di ogni ordine e grado sparse in tutt’Italia. Dura la condanna del presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani: «Seminare paura tra studenti, insegnanti e famiglie, interrompere le attività didattiche e mobilitare le forze dell’ordine con segnalazioni prive di fondamento è un comportamento irresponsabile che non può essere tollerato». L’altro caso Prima dell’allarme bomba, a Reggio la polizia era dovuta intervenire all’inizio dell’orario scolastico davanti all’istituto Galvani-Iodi, dove i cancelli erano stati chiusi con i lucchetti da alcuni studenti in protesta: i manifestanti li hanno riaperti e si sono spostati in un parco nelle vicinanze per un’assemblea. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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