Giunta Massari, cosa succede? Ipotesi rimpasto, i nomi e il nuovo patto con la città
Dopo le tensioni su Reggio Children e sul bosco urbano di Ospizio, cresce il pressing della maggioranza sul sindaco
Reggio Emilia Qualcosa va fatto. E va fatto in tempi rapidi: i due anni e mezzo che si frappongono tra il tribolato presente e la fine naturale del primo mandato di Marco Massari da sindaco di Reggio, non possono ridursi a uno stillicidio di ulteriori inciampi. Potrebbe essere questo il sunto dell’ultima riunione della maggioranza che sostiene la giunta del sindaco-medico.
Depressione
Una riunione in cui – è la battuta di queste ore – se fosse passato di lì un venditore di antidepressivi avrebbe fatto affari d’oro. Una riunione – e questo è l’altro particolare che colpisce – in cui ad apparire particolarmente provati dalle ultime vicissitudini sono parse essere le forze politiche che attualmente sostengono la giunta di Massari. Non è parso particolarmente provato Massari, che pure – si narra nei corridoi del Comune – all’apice della tempesta Reggio Children aveva addirittura fatto balenare l’idea di gettare la spugna. Poi ci ha ripensato, in questo confortato da chi aveva ben chiara la portata che un gesto del genere avrebbe avuto per la città e non solo. No, le dimissioni non sono una strada percorribile. E oggi, a portare ancora i segni delle ultime pesantissime scoppole politiche, sono soprattutto i partiti.
A cominciare dal Pd e dai suoi consiglieri comunali che, non a caso, nella riunione di domenica sera in via Gandhi sono tornati a chiedere alla giunta un maggior coinvolgimento nelle decisioni dell’esecutivo: musica per le orecchie di alcuni assessori che in più di una occasione, in questa prima metà si sarebbero visti bypassare nelle decisioni da quel ristrettissimo cerchio con il quale il sindaco avrebbe preso la maggior parte delle decisioni. Invero, dalle vicende politiche di queste ultime settimane sembrano essere usciti ancora più malconci gli altri partiti della coalizione, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra. Non foss’altro per il fatto che – nella partita di Reggio Children e i rapporti con Israele e in quella del Bosco urbano di Ospizio – hanno dovuto ingoiare decisioni contrarie al comune sentire dei rispettivi elettori. E allora, che si fa? Quale segnale si può dare alla città per scrollarsi di dosso tutti gli errori di questi mesi, cercando di schiacciare il prima possibile il tasto reset e poi riavviare la macchina? L’idea, condivisa dai più, all’interno del Pd è quella di una sorta di patto con la città, che consenta a questa giunta di fare punto e a capo rispetto a un primo tempo della partita in cui c’è davvero poco da salvare.
Via crucis
La suggestione, ripercorrendo a ritroso la prima parte del mandato di Massari, è quella di... una via crucis, con un numero già alto oggi di “stazioni”: dal caso Max Mara, a quello di Francesca Albanese, per continuare con il flop della Rcf Arena, fino al “gran finale” della clamorosa protesta per l’abbattimento del “bosco urbano” di Ospizio e la crisi diplomatica internazionale apertasi su Reggio Children. Ammesso e non concesso che vi sia un filo conduttore tra tutti questi eventi avversi, la domanda che aleggia da giorni in città e non solo nei corridoi del municipio o di via Gandhi è sempre quella. Come se ne esce? Le scuse pubbliche – caso comunque “di scuola” nella storia della politica reggiana – il sindaco ha portato nel tentativo di chiudere la vicenda, di fatto, non l’hanno chiusa. E non tanto per le opposizioni che continuano a invocare dimissioni, quanto per la città, che forse per la prima volta ha accusato il colpo. Il rimpasto e i nomi. Quindi, qual è la rotta?
Il vecchio armamentario delle cronache politiche, a questo punto, sfodererebbe la parola “rimpasto”. E non è un mistero per nessuno che, in queste giornate ad alta tensione, si sia pensato anche a qualche cambio in giunta: sostituire qualche “pezzo” già logorato e ripartire con “ricambi” nuovi. Magari più pesanti dal punto di vista politico. Il riferimento è al nome del segretario provinciale del Pd, Massimo Gazza. Una scelta, questa, che potrebbe essere vista anche come una sorta di commissariamento (o magari auspicata dallo stesso Massari che assaporerebbe per la prima volta la piacevole sensazione di avere qualcuno che ti copre le spalle). D’altro canto, sarebbe comunque una mossa che rischierebbe di scontrarsi con la logica: a pochi mesi dalle elezioni politiche chi resterebbe a “dirigere il traffico” delle candidature? Per lo stesso motivo – le Politiche alle porte – non sembra esserci la fila a sostituire assessori delle altre forze politiche. Poi, sempre nuotando nell’illogico, l’altro nome che è circolato in queste ore è quello del capo di gabinetto Marco Pedroni che pur dal suo ruolo defilato ma non troppo è stato uno dei principali protagonisti del primo tempo massariano. Anche in questo caso, tuttavia l’obiezione è fin troppo semplice: se questa è la mossa che risolve la partita, perché farlo scendere in campo soltanto adesso?
Per il resto, sempre restando nel teatro dell’assurdo, in questi giorni di fibrillazione si vocifera anche di altre uscite dalla giunta, come quelle di Marco Mietto o dell’esponente del Mov imento 5 Stelle Roberto Neulichedl. Ma si trattereb be comunque di cambi che avrebbero un effetto relativo, fanno notare i più. Appurato quindi che in questa Via Crucis non c’è all’orizzonte nessun cireneo che voglia prendere la croce di Massari, meglio allora concentrarsi sul programma, lasciando magari che siano altri eventi (vedi le Politiche) a imporre cambi nella squadra. Meglio pensare alle cose da fare da qui a fine mandato. Peccato che anche su questo ci siano weltanschauung differenti. Tra chi, temendo altri scivoloni, vorrebbe limitarsi a poco più dell’ordinaria amministrazione e chi invece, proprio per dare un segnale di cambiamento vorrebbe proporre alla città un nuovo patto di metà legislatura fatto di tre/quattro punti al massimo che siano però realizzabili o che portino quantomeno risultati: sicurezza, trasporto pubblico, rivitalizzazione del centro storico, solo per fare un elenco basico, da cui ripartire. La città aspetta. E Seneca ammonisce: nessun vento è buono se non si sa dove andare. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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