Addio a Pepe, il gatto “adottato” dalla casa di riposo: «Era uno di famiglia»
Il micio di sette anni trascorreva le giornate al Centro Diurno Casa Cervi di Albinea portando affetto e serenità agli anziani. La sua scomparsa ha lasciato un grande vuoto tra ospiti e operatori
Albinea Era il gatto di una vicina, ma aveva scelto di trascorrere buona parte delle sue giornate in compagnia degli anziani. Pepe, un micio di sette anni, era ormai diventato una presenza abituale al Centro Diurno e alla Casa Residenza per Anziani di Albinea Insieme Casa Cervi Luigi, dove aveva conquistato l’affetto di ospiti e operatori. La sua morte, avvenuta qualche giorno fa, ha lasciato un vuoto nella quotidianità della struttura.
Pepe arrivava per cercare compagnia e si lasciava accarezzare da tutti. Gli operatori potevano prenderlo in braccio e non era raro che si fermasse a dormire accanto agli anziani. Con il passare del tempo, quelle visite erano diventate una consuetudine, un piccolo appuntamento capace di portare sorrisi e momenti di serenità. Pur non appartenendo alla struttura, il gatto era ormai considerato parte della sua quotidianità. La sua presenza rappresentava anche un esempio concreto del rapporto speciale che può instaurarsi tra gli animali e le persone anziane, per le quali il contatto e la compagnia di un animale possono contribuire al benessere emotivo. La scomparsa di Pepe ha suscitato tristezza tra chi era abituato a incontrarlo ogni giorno.
In sette anni di vita, il gatto era riuscito a costruire un legame particolare con gli ospiti della residenza, diventando molto più di un visitatore occasionale: una presenza familiare che ora mancherà agli anziani e a tutto il personale. È proprio dalla struttura che ci arriva il racconto della sua storia e il desiderio di condividere da una parte la tristezza per la sua morte prematura, ma anche quanto sia stata preziosa la sua presenza. «Ciao Pepe. Grazie per tutta la compagnia e la tenerezza che hai saputo regalare. Non eri soltanto il gatto di una vicina: per chi ti ha conosciuto, eri uno di famiglia» conclude la mail che ci è arrivata.
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