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Il caso

Tentato femminicidio a Guastalla: la Corte d’Appello conferma la condanna a 7 anni e 4 mesi all’ex

Ambra Prati
Tentato femminicidio a Guastalla: la Corte d’Appello conferma la condanna a 7 anni e 4 mesi all’ex

La Prima Sezione Penale di Bologna ribadisce quasi integralmente la sentenza di primo grado per il 41enne di Castelfranco

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Guastalla La Corte d’Appello ha confermato in toto la sentenza di primo grado a carico del 41enne di Castelfranco che ha tentato di accoltellare alla gola l’ex a un incrocio a Guastalla. Come richiesto dalla Procura Generale, la Prima Sezione Penale di Bologna (un collegio di giudici tutto al femminile) ha ribadito la condanna facendo una piccola rettifica, dovuta ad un errore di calcolo sul reato più lieve di porto di armi o oggetti atti a offendere: 7 anni, 4 mesi e 8 giorni anziché 7 anni, 4 mesi e 10 giorni. Per il resto il secondo grado non ha riservato sorprese. Presente in aula l’ex compagna, parte civile accanto all’avvocato Nicola Tria, che si è associato alla requisitoria dell’accusa. L’aggredita ha ascoltato le dichiarazioni spontanee rese dall’uomo (tuttora ai domiciliari) in apertura: il 41enne ha di nuovo chiesto scusa alla donna e ai familiari di lei.

Un caso che ha fatto molto scalpore, quello del femminicidio sventato il 2 dicembre 2024 a Guastalla. La 45enne di Viadana, che lo ha lasciato, quel giorno accetta un ultimo incontro chiarificatore, non sapendo che lui ha portato con sé un coltello da cucina (poi recuperato). Lui la convince a salire sulla sua Bmw con la scusa di andare a fare spese in un centro commerciale: ma lungo il tragitto all’improvviso l’uomo estrae il coltello e la aggredisce. Lei riesce a divincolarsi e a uscire dall’auto, che si ferma all’incrocio di via Cisa Veneta, tra la Provinciale 35 e la Provinciale 62: lui scende braccandola e tentando di colpirla ancora. A scongiurare una probabile tragedia è un 21enne autista veronese, Alen Halilovic, che passa di lì per caso: quando vede uno sconosciuto a cavalcioni di una donna che urla il giovane si ferma, interviene impedendo che lei sia trascinata nell’abitacolo e mette in fuga l’aggressore. L’ex compagno, scappato in direzione di Tagliata, in seguito viene intercettato dai carabinieri lungo la Statale 12 a Maranello all’altezza della frazione di Torre Maina e arrestato al termine di un inseguimento durato cinque chilometri. Un caso chiaro grazie ad Alen Halilovic (che ha ricevuto riconoscimenti dai Comuni di Guastalla, Castelfranco e Verona), che consegna ai carabinieri foto e video scattati sul posto con il suo cellulare: le prove principe del processo. In primo grado la battaglia legale si è svolta quasi per intero sulle aggravanti. Il 41enne è stato inizialmente accusato di tentato omicidio, violenza privata, porto d’armi o oggetti atti a offendere e resistenza a pubblico ufficiale.

Tuttavia nella condanna emessa l’8 febbraio scorso solo le accuse di tentato omicidio e porto d’armi sono state riconosciute, mentre delle tre aggravanti contestate dal pm Denise Panoutsopoulos (futili motivi, legame affettivo e minorata difesa) la terza è caduta e le altre due sono state considerate equivalenti alle attenuanti: da qui la pena emessa dal gup Luca Ramponi (a fronte dei 10 anni e 8 mesi proposti dall’accusa). Per la 45enne, bersaglio di tanta violenza, è stata stabilita una provvisionale di 25mila euro. L’avvocato del 41enne, Guido Sola di Modena, ha impugnato la sentenza con l’obiettivo di “limare” la pena: perciò la discussione, ieri a Bologna, è stata incentrata sulla sussistenza o meno dell’aggravante dei futili motivi e su altri aspetti valorizzati dalla difesa. Il risultato per l’imputato si è spostato di due millimetri, vale a dire i due giorni in meno.

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