Condominio deve a Iren 131 mila euro di riscaldamento non pagato: 256 famiglie rischiano di rimanere al freddo
Ultimatum di 15 giorni al Condominio Campo di Marte per il maxi arretrato sul teleriscaldamento. Inquilini nel panico, mentre Acer interviene per coprire parte delle morosità
Reggio Emilia Centotrentuno mila euro di riscaldamento non pagato e 256 famiglie che, nel giro di 15 giorni, rischiano di rimanere al freddo. Giovedì scorso, al Condominio Campo di Marte - palazzoni costruiti negli anni ’80 che si affacciano su via Papa Giovanni - le famiglie distribuite in una decina di numeri civici, si sono svegliate con questa prospettiva, contenuta in una lettera di Iren Mercato che avvisava che entro quindici giorni si sarebbe riservata il diritto «senza ulteriore avviso di sospendere o ridurre la fornitura come da disposizione dell’Autorità di regolamentazione per energia, reti e ambiente, oltre che dar corso a tutte le iniziative anche giudiziarie, a tutela del proprio buon diritto con aggravio di costi e oneri a vostro esclusivo carico». Nel pomeriggio, Iren sottolineava la disponibilità a valutare ogni singolo caso: «Iren ha avviato da tempo interlocuzioni con l’amministrazione del condominio. Attualmente l’insoluto è di oltre 160mila euro. Il 12 ottobre è stata inviata una Pec di preavviso di sospensione della fornitura mentre ieri, 29 ottobre, sono state fatte comunicazioni a tutti i condomini interessati. Al momento il teleriscaldamento è attivo. Iren - si legge in una nota - continua ad essere sempre disponibile nell’offrire forme di rateizzazione».
Il ruolo di Acer
Invero, una parte consistente di questo debito sarebbe a carico di alcuni inquilini, assegnatari di alloggi Acer che tra il civico 18 e il civico 38 di via Papa Giovanni gestisce 39 appartamenti. Non a caso, ieri, Acer si messa subito in contatto con Iren per cercare una soluzione che scongiuri la chiusura dei rubinetti. «Nel corso del 2026 - spiegava ieri Acer - al nuovo amministratore, su sua richiesta, abbiamo anticipato oltre 53.700 euro a titolo di spese condominiali pregresse e ci apprestiamo a liquidare al Condominio altri 30mila euro circa in sostituzione di quanto non corrisposto dagli inquilini morosi».
I condomini
L’ultimatum di Iren ha gettato nel panico gli inquilini di quei palazzi. E uno di loro, Daniele Tardito ha scritto alla Gazzetta: «In questo condominio la situazione è molto complicata e lo sappiamo tutti, non abbiamo un amministratore in quanto il 15 ottobre scorso quello precedente si è dimesso e fino al 21 novembre non ci sarà la nomina eventuale di un altro amministratore. Trovo assurde le minacce di Iren e soprattutto non trovo giusto che per i debiti di qualcuno debbano rimetterci tutti. Chi non paga fa il furbo? Magari qualche furbo c’è ma davvero la maggior parte delle persone che conosco e che abitano qui non ce la fa proprio e anche i piani di rientro che Iren si dice disponibile ad attuare, in molti casi fanno ridere perché parliamo di gente a cui dovresti fare rate da 5 euro al mese». Poi, l’appello a Iren: «Le temperature si stanno abbassando e se davvero Iren facesse quanto scritto nella lettera noi condomini saremmo molto in difficoltà, non abbiamo un “piano B” per usufruire di acqua calda come per esempio un boiler elettrico».
L’amministratore
E proprio l’amministratore del condominio, Oscar Ferrari, dimissionario ma ancora in carica almeno fino alla nomina del successore, sottolinea il suo impegno per far emergere e possibilmente risolvere le problematiche. «Quando, nel gennaio 2025 ho assunto l’incarico di amministratore di questo condominio - dice - ho dovuto praticamente far nascere il condominio da zero, partendo dal censimento di chi vi abitava e dalle mappe catastali che ho dovuto ricostruire. Il bilancio? Quattro fogli scritti a biro... Oggi lascio un rendiconto dettagliato, 600 pagine che sono una operazione di verità che magari a qualcuno ha dato fastidio. Perché lascio? Perché il fatto di avere la fiducia dei condomini è per me fondamentale e se chi mi ha preceduto nascondeva la polvere sotto il tappeto, io non lo faccio».
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