È di Kante Dia il corpo trovato nei boschi di Genova: era scomparso da Reggio Emilia
La conferma arriva dal Dna. La sorella: «Speravo non fosse lui»
Reggio Emilia «Speravo non fosse lui». È quanto ha detto con un sospiro la sorella 22enne di Kante Kean Amadou Dia, il 32enne di origini senegalesi scomparso da Reggio Emilia nel luglio scorso e trovato senza vita, per caso, da un cercatore di funghi il 9 settembre in un bosco di Genova. L’esito dell’analisi del Dna contenuta nella relazione del Ris (Reparto Investigazioni Scientifiche dei carabinieri) di Parma è arrivato sul tavolo del pm Giuseppe Poletti e ha permesso di identificare con certezza il corpo e di datare il periodo del decesso: primi di luglio, poco dopo la denuncia di scomparsa.
La Procura di Genova ha aperto un fascicolo, per ora contro ignoti, per il reato di morte in conseguenza di altro reato: l’ipotesi è che qualcuno abbia fornito delle sostanze risultate fatali al giovane, trovato con accanto bottiglie di superalcolici, confezioni di psicofarmaci e un cellulare. È spettato all’avvocato Barbara Iannuccelli – legale dell’associazione nazionale di volontariato che da oltre vent’anni offre supporto alle famiglie delle persone scomparse – il compito di comunicare la triste notizia alla sorella e ai genitori, arrivata dopo mesi di angosciante incertezza. «I familiari sono disperati. Il punto fermo è stato raggiunto anche grazie al campione biologico prelevato alla sorella, risultato fondamentale per la comparazione del Dna – afferma l’avvocato Iannuccelli – La sorella è assolutamente intenzionata ad essere presente nel processo». Il prossimo passaggio obbligato è far eseguire l’autopsia. L’incarico formale è stato fissato per martedì prossimo, il 10 novembre, ma la scelta del consulente tecnico d’ufficio è già ricaduta sul professor Francesco Ventura, direttore dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Genova. «Valuteremo se nominare un consulente di parte», afferma l’avvocato Iannuccelli. Il 25 maggio scorso Kante era uscito dalla sua casa di Reggio dicendo ai familiari che si sarebbe trasferito a Piacenza, dove aveva trovato un lavoro come operaio installatore di infissi; avrebbe diviso l’alloggio insieme ad altri connazionali. In passato il 32enne era stato seguito dal Centro di Salute Mentale di Reggio.
L’ultimo contatto con i congiunti, via messaggio, risale al 31 maggio: da allora il telefonino è risultato irraggiungibile. I parenti hanno chiesto ad amici e coinquilini, ma i primi non hanno più avuto sue notizie e i secondi non l’hanno più visto. La famiglia l’ha cercato a lungo finché, sempre più allarmata, ha sporto denuncia di scomparsa il 7 luglio. Da allora un nulla angoscioso. Finché, il 9 settembre, un cercatore di funghi che girovagava in un bosco di Ronco Scrivia si è imbattuto in un cadavere in avanzato stato di decomposizione e ha avvisato i carabinieri della locale stazione, arrivati sul posto insieme al sostituto procuratore di turno. Accanto al corpo c’era uno zaino contenente bottiglie e medicinali, ma nessun documento personale. La salma era in avanzato stato di decomposizione e il decesso era sicuramente risalente nel tempo, ma proprio per le condizioni compromesse non è stato possibile stabilire né l’identità né se si era trattato di una morte violenta. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
