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Violenza

Un’altra aggressione al Santa Maria Nuova: due infermiere picchiate da una ragazza minorenne


	L'aggressione è avvenuta al pronto soccorso del Santa Maria Nuova
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L'aggressione è avvenuta al pronto soccorso del Santa Maria Nuova

È accaduto ieri sera al pronto soccorso dell’ospedale di Reggio Emilia: frattura di un osso della mandibola e 30 giorni di prognosi per la prima infermiera, 7 giorni per la collega. La rabbia della Cisl: «Ora basta»

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Reggio Emilia. «Schiaccia il tasto, se no questa ci ammazza!». È stato il grido di un’infermiera ferita e a terra, mentre la notte scorsa vedeva la collega cercare di sottrarsi ai colpi di una ragazza minorenne. Il pulsante antipanico era lì, appeso al muro del triage del pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria Nuova, ma per interminabili istanti nessuna delle due sanitarie è riuscita a raggiungerlo. Gennaro Ferrara, leader della Cisl Fp Emilia Centrale, per tutta la notte è rimasto in contatto coi sanitari e stamane ha dialogato con una delle infermiere ferite, che ha scelto di far conoscere la sua storia.

L’aggressione

Il nuovo episodio di violenza ai danni del personale sanitario è avvenuto alle 21.57 di ieri, sabato 7 novembre. Il pronto soccorso era tranquillo e nel triage c’erano solo due giovani infermiere. Una ragazza italiana era da poco stata portata al pronto soccorso da un equipaggio della pubblica assistenza e aveva bisogno di accertamenti. «Ero accovacciata vicino a lei, per mostrarle empatia e provare ad aiutarla. Improvvisamente è cambiato tutto, mi ha dato due pugni sulla mandibola. Sono caduta a terra, ha iniziato a calciarmi con una violenza assurda», racconta una delle infermiere. La collega ha provato a soccorrerla ed è stata colpita a sua volta dalla ragazza, che le si è scagliata addosso. Le ha sferrato pugni al volto colpendo lo zigomo e le ha tirato i capelli. Alla fine l’infermiera è riuscita a divincolarsi e a correre verso il pulsante di allarme. Le guardie giurate hanno quindi fatto scattare i protocolli, intervenendo per bloccare la minorenne; anche la polizia, allertata tramite la procedura di emergenza, è arriva in circa dieci minuti. Il bilancio è pesantissimo: frattura di un osso della mandibola e 30 giorni di prognosi per la prima infermiera (sottoposta a tac) travolta dalla furia della ragazza, sette giorni per l’altra. «Sono passati 40 secondi e sembrava un’eternità. Eravamo sole, l’aggressione per pura sfortuna è scattata proprio nel momento del cambio di turno delle guardie giurate. A parte questo, il nostro ps non è per niente schermato, avremmo davvero bisogno di un posto di polizia h24 e di sistemi più rapidi per la chiamata dei soccorsi, anche sistemi indossabili», ha confidato l’infermiera con la mandibola fratturata.

Cisl: «Ora basta»

«Questa ennesima storia di violenza al pronto soccorso del Santa Maria arriva a stretto giro rispetto all’altra aggressione del 24 ottobre, quando un’altra infermiera venne pestata nello stesso pronto soccorso. Le nostre colleghe non sono pungiball, entrano in servizio per aiutare le persone e devono poter tornare a casa sane e salve. E per ottenere questo risultato occorre avere un sistema più rapido di chiamata dei soccorsi», sottolinea Ferrara. Le violenze della scorsa notte mettono a nudo un problema preciso, che il sindacato raccoglie e documenta da mesi, attraverso le testimonianze dei sanitari: «Chiediamo da anni tecnologie e strumenti per permettere ai soccorsi di intervenire più rapidamente. Serve un allarme diretto alle forze dell’ordine, che indichi subito il reparto in cui sta accadendo una violenza. Ricordo che un nostro collega rischiò di morire strangolato nel bagno dell’ospedale, nell’ottobre 2024. Occorrono dispositivi indossabili, perché quando sei a terra e ti stanno picchiando, un pulsante sul muro può essere irraggiungibile. I nostri colleghi chiedono e hanno bisogno di quella tecnologia, sotto forma di dispositivi indossabili. Come un braccialetto o uno smartwatch con gps capace di lanciare l’allarme anche quando si è a terra. Sarebbe il metodo migliore per indicare immediatamente alla macchina dei soccorsi dove è in corso una violenza, ponendo le Forze dell’ordine nelle migliori condizioni», spiega Ferrara.

Esempi concreti esistono già: dal marzo 2025 a Bologna un protocollo fra Questura e aziende sanitarie prevede proprio l’allerta diretta alla centrale operativa della polizia. E già nel 2022 al Sant’Orsola era stata avviata una sperimentazione di gilet antiaggressione, dotati di gps e allarme anche automatico in caso di immobilità. Ferrara rivela che «a Modena abbiamo ottenuto l’accordo per sperimentare le bodycam sul 118, a Reggio lo chiediamo da tempo, anche per il pronto soccorso, ma lettere e appelli cadono nel vuoto».

Il numero uno della Cisl Fp richiama anche una data: 9 ottobre 2024. Dopo un’altra aggressione, l’Ausl annunciò corsi di autodifesa, inizialmente destinati soprattutto alla Salute mentale, e valutazioni su bodycam e spray al triage. «Sono passati più di due anni. I lavoratori del pronto soccorso ci segnalano che i corsi previsti nei loro piani formativi non sono ancora partiti. Allora, chiediamo all’Azienda non solo un bilancio degli impegni assunti, ma anche un tavolo urgente con la Questura, per fare il punto, una volte per tutte, sulla volontà di poter installare un collegamento diretto degli allarmi, dispositivi indossabili, bodycam, formazione e verifica della vigilanza. I nostri sanitari non sono pungiball e la sicurezza di chi cura è la prima condizione per garantire il diritto alla salute di tutti», chiosa Ferrara.

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