Tennis, Guerrieri dopo il sogno Us Open: «Ho vissuto giorni indimenticabili. La sfida con de Minaur mi dà la carica per crescere ancora»
Il tennista correggese racconta l’emozione dopo il debutto in un Grande Slam
Correggio «Sono partito con delle buone sensazioni, sapevo di star bene e adesso ho anche l’esperienza di un mondo completamente differente». Ha vissuto giorni impossibili da dimenticare in uno dei luoghi sacri del tennis mondiale, il 27enne reggiano Andrea Guerrieri, portacolori del CT Reggio arrivato al primo turno di uno dei quattro tornei del Grande Slam del tennis maschile, l’Us Open. L’atleta originario di Correggio ha ottenuto tre bei successi nelle qualificazioni preliminari prima di inchinarsi, quasi tre giorni fa, contro l’australiano-spagnolo Alex de Minaur, testa di serie numero 6 della competizione e numero 7 al mondo. Un ostacolo di quelli enormi, ma già averlo potuto sfidare non è orgoglio da poco per un tennista in crescita come Guerrieri, autore di un 2026 pieno di vittorie e imprese concretizzate.
Era partito convinto di poter far bene?
«Sì, c’erano buone sensazioni, poi fare risultato mi ha portato tanta fiducia, e la confidenza per poter guardare un po’ più in alto».
È il frutto di tanti anni di percorso?
«Assolutamente. Se devo fare un passo indietro, già alla fine dell’anno scorso stavamo lavorando molto bene nella quotidianità, sentivo che potevamo fare un bel salto. Prima dello US Open ho fatto il torneo in Canada, in Quebec, e anche se non è andato al meglio ho messo dentro del buon lavoro».
Poi sono arrivate le qualificazioni all’Us Open. Il gran momento?
«Tre, quattro giorni prima del primo turno di qualificazioni ci siamo allenati duramente lì con gli altri giocatori e quindi c’era fiducia. Sappiamo che allo Slam ancor di più tutti vogliono fare il meglio possibile però insomma c’era la positività di guardare a qualcosa di buono».
Così è stato, prima di trovare il numero 7 al mondo de Minaur. Come è andata?
«Ci sono tanti aspetti, a partire dall’abitudine a giocare anche tre set su cinque, per me è la prima volta. E conta anche l’abitudine a quei palcoscenici. È sempre importante avere l’esperienza dalla propria».
Ora ce l’ha anche lei, questa esperienza?
«Sicuramente ho raccolto tanto da usare per la prossima volta, ho preso tante informazioni dal match e dallo stesso de Minaur, che è un grandissimo giocatore. Per alcuni tratti l’abbiamo anche studiato in passato».
Davvero?
«Sì, per il modo in cui riesce ad anticipare i colpi, anch’io sto lavorando tanto sull’anticipo per cercare di togliere il tempo al rivale. Insomma, è stata una bella partita, sono contento di come l’ho approcciata io, di quello che ho cercato di fare, ovviamente c’è stato un po’ il rammarico di alcuni momenti di non aver trovato quella continuità necessaria, però sapevo che ci sarebbero state difficoltà».
Queste gare porteranno un’altra crescita nel ranking. Un altro stimolo?
«Tutto questo porta grande carica ed energia, per lavorare ancora più duramente e per cercare di migliorare in quei piccoli aspetti. Ci sarà un piccolo salto in avanti in classifica che è una conseguenza del bel lavoro».
Ha già tornei in calendario?
«Quasi sicuramente giocherò in Francia il Challenger 125 a St. Tropez, rimanendo sul cemento, e poi passerò ad altri impegni sull’indoor. Ci sarà anche l’impegno della Serie A con il CT Reggio, e cercherò di sfruttare le settimane successive per provare a entrare agli Atp 250 di Lione e Bruxelles».
Viene da un anno di successi e imprese. Tante soddisfazioni, certo, ma quanti impegni…
«Non è come magari si vede da fuori, dove uno entra in campo e gioca e si pensa che tutto il resto sia super sereno, a casa, tranquillo. Ci sono mille impegni».
Logorano?
«Partiamo dal principio che sto facendo quello che mi piace, è bellissimo ed è un gran bel privilegio; la parte stressante però c’è».
Quali sono gli aspetti più complessi?
«Ovviamente i tanti viaggi, che possono essere faticosi, e cercare di rimettersi nella propria routine e di stare sempre al meglio fisicamente. Io faccio il possibile e lo faccio con grande piacere».
Bisogna essere bravi a gestire tempi e testa?
«Quello è fondamentale, essere bravi a staccare quando è possibile farlo, e intendo staccare davvero, per poter poi tornare in campo e in palestra con la mente sgombra. Serve il giusto equilibrio».
È facile da raggiungere?
«È fondamentale, riuscire ad alternare momenti di maggior scarico a quelli di impegni, altrimenti si rischia di perdere le cose, e di mettersi dentro ansia e frustrazione».
Certo. Ma un torneo dello Slam di pressione ne mette a priori, giusto?
«Ci sono tantissimi elementi esterni, all’inizio sembrano tutti belli e uno può anche non accorgersene. Però se ci si sta dentro per un po’, si rischia di perdere il focus e pure le cose belle possono stancare. Bisogna essere bravi a gestirsi bene».
Qual è la chiave?
«Quando si è in questi grandi palcoscenici, bisogna essere efficaci nel prendere l’energia giusta da tutto il bello che il contorno può dare, allo stesso tempo devi ricordarti il motivo per cui sei lì, e indirizzare le energie nella maniera migliore».
Ci sono cose peggiori a cui prendere l’abitudine, giusto?
«Decisamente, e ci sono davvero tanti momenti belli, oltre alle distrazione. Avevo con me tutte le persone con cui vivo la quotidianità, la mia famiglia, la mia ragazza. È sempre stupendo quando possono essere con me».
Gli amici di Correggio e del CT Reggio erano presenti?
«Da un lato c’era l’esigenza di rimanere concentrato, dall’altro ho sentito, anche se da lontano, la loro vicinanza. C’erano tanti italiani che mi hanno sostenuto».
Tutti reggiani?
«Non solo. C’era il mio staff, le persone care, un amico che è venuto apposta ma anche degli italiani che erano lì in vacanza, o altri lì per l’Open. Li ho conosciuti ed è stato un bel piacere. Gli amici di Correggio e quelli del CT Reggio sono stati comunque presenti, e discreti, e non posso che ringraziarli tanto».l© RIPRODUZIONE RISERVATA
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