Reggiana, ora è vera crisi: ecco perché a Pineto è andata in scena una disfatta
Le assenze e le condizioni fisiche non perfette di alcuni atleti possono aver inciso ma non devono trasformarsi in un alibi
Reggio Emilia I motivi della disfatta della Reggiana a Pineto, perché di tale si tratta anche se la partita non è ancora finita, sono tre: una lacunosa organizzazione difensiva, una condizione atletica che mostra dei limiti e una mentalità di squadra che mal si sposa col campionato di serie C. La fase difensiva è il vero tallone d'Achille di questa Reggiana. Lo dicono i numeri: 9 gol subiti in 9 partite e solo contro il Latina il portiere Furlan ha concluso la partita imbattuto. Una Reggiana che nelle restanti otto sfide ha sempre subito almeno un gol a partita. A volte i gol subiti non hanno inciso sul risultato ma l'aspetto più preoccupante è come queste reti sono state incassate dalla difesa granata. Errori individuali e di organizzazione, quasi sempre ripetitivi.
Questo è un particolare che il tecnico Tesser dovrà esaminare a fondo non solo per correggere alcuni errori d'impostazione ma soprattutto per capire se ha gli uomini per continuare a giocare con la difesa a quattro. Una riflessione che dovrà essere fatta perché troppi sono gli errori che si ripetono ogni domenica. Per poter essere competitivi non si può prescindere dalla capacità di avere una retroguardia organizzata e solida. La riflessione che sorge spontanea è che gli esterni della difesa a quattro Libutti e Tripaldelli faticano a tenere la linea ma soprattutto occorre valutare se Battistini e compagni non sono più adatti per sposare una difesa a cinque anche se questa organizzazione non è nel Dna del tecnico granata che l'ha solo utilizzata nei minuti finali di alcune partite per blindare il vantaggio. Tesser ha sempre “sposato” la linea a quattro ma forse non ha gli uomini adatti.
Non è trascurabile un particolare: Battistini, Bonetti ma anche Quaranta sono difensori che hanno l'attitudine nel giocare a tre, senza trascurare il capitano Paolo Rozzio. Questo assetto consentirebbe agli esterni (Libutti, Ponsi e Tripaldelli) di avere meno responsabilità difensive, dato che è evidente come gli avversari basano le loro giocate sugli esterni granata. Dalle fasce sono nati l'80% dei gol subiti dalla retroguardia granata perché viene a mancare il giusto allineamento e la copertura degli spazi in area di rigore. L'altro elemento che si è evidenziato contro il Pineto è la diversità di ritmo che gli uomini di Bruno hanno messo nella contesa. È vero che c'è una stretta correlazione tra testa e gambe ma è apparso evidente che i giocatori del Pineto hanno giocato con un'intensità e un'aggressività elevata rispetto al ritmo compassato e lezioso dei granata. Una constatazione legata ai singoli giocatori, soprattutto a centrocampo ma che coinvolge tutta la squadra. Un elemento che lo staff tecnico dovrà valutare e capire se è strettamente correlato alla preparazione atletica o se invece c'è uno stretto rapporto con l'aspetto mentale.
Ecco un altro aspetto apparso evidente: i giocatori della Reggiana non si sono completamente calati nella realtà di questo campionato di serie C che è fatto di scontri affascinanti com'è stato contro lo Spezia ma anche di partite definite ”sporche” dove la vittoria viene conquistata attraverso l'agonismo e l'abnegazione. Parlare di “maggiori motivazioni” è irrispettoso perché la Reggiana era reduce da due sconfitte ma è la realtà che ha mostrato il campo. A Pineto le qualità individuali dei giocatori della Reggiana sono state sovrastate dallo spirito di squadra del Pineto. Un aspetto che sarà una caratteristica di questo campionato, soprattutto nelle partite in trasferta in stadi dove occorre correre, lottare e giocare col giusto spirito se si vuole portare a casa la vittoria. Il tecnico Attilio Tesser non può sentirsi e non lo sarà certamente esente da responsabilità perché spetta al coach friulano preparare bene la squadra sotto tutti questi tre aspetti: tattico, atletico e mentale. Tesser dovrà farsi forte della sua esperienza per riuscire a ritrovare la strada maestra, per lo meno ciò che la Reggiana in questa prima parte di stagione aveva mostrato per alcuni spezzoni di partita. Le assenze e le condizioni fisiche non perfette di alcuni atleti possono aver inciso ma non devono trasformarsi in un alibi perché non possono giustificare una disfatta collettiva. Siamo in un contesto di crisi societaria ma anche questo è un alibi che non regge perché ai giocatori e allo staff tecnico non è mai stato fatto mancare nulla, anzi. Il futuro del club è al centro dei pensieri di Salerno e Fico, oltre che dei tifosi granata ma non può condizionare in nessun modo le prestazioni dei giocatori. Il problema è che il tempo del “perdono” è finito e la Reggiana già dalla partita di sabato contro la Torres dovrà cambiare registro.l © RIPRODUZIONE RISERVATA
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