Reggio Emilia, gli ex manicomi raccontati attraverso la fotografia: al Lombroso debutta “Manicomi italici”
Al Museo di storia della psichiatria il progetto dei fotografi Camporesi e Marianaccio
Reggio Emilia Un luogo sospeso in cui ciascuno spazio racconta una storia diversa e l’evoluzione da un passato in cui il disturbo mentale era considerato uno stigma, al presente in cui il tema è affrontato nell’ambito della salute mentale. Domenica, al Museo di Storia della Psichiatria, debutterà la mostra “Manicomi italici”, il progetto dei fotografi Silvia Camporesi e Luca Marianaccio che documenta il patrimonio di ex strutture psichiatriche sul territorio italiano: antichi conventi, ville nobiliari, fortezze, colonie agricole ed edifici monumentali, molti abbandonati.
L’esposizione, promossa dai Musei civici del Comune con Ausl per la Settimana della Salute Mentale, è la prima restituzione pubblica del progetto vincitore di “Strategia Fotografia 2025”, il concorso con cui il Ministero della Cultura ha lanciato una call agli artisti per proposte di acquisizione, committenza e promozione della fotografia e del patrimonio fotografico italiano. All’apertura, domenica alle 16.30 di domenica, saranno presenti gli artisti, il curatore Cesare Pomarici, l’assessore alla cultura Marco Mietto, il dirigente del servizio cultura Nando Rinaldi. Il progetto nasce da una ricognizione fotografica sull’intero territorio nazionale. L’indagine attraversa un patrimonio architettonico che, dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici sancita dalla legge Basaglia, ha conosciuto sviluppi differenti: dall’abbandono al riuso. La collocazione della mostra all’interno del Museo di Storia della Psichiatria, ex padiglione Lombroso, non è casuale.
Il padiglione Lombroso, poi recuperato a trasformato in Museo di Storia della Psichiatria nel 2012, per quasi un secolo è stato uno spazio di costrizione, che ospitò tra il 1945 e il 1948 anche il pittore Antonio Ligabue. Durante la mostra sarà presentato il volume “Manicomi italici” (Quodlibet) con un saggio introduttivo di Cesare Pomarici, interviste ai due fotografi realizzate da Amelia Rusticali, un contributo dello psichiatra Paolo Milone e un ampio apparato iconografico. Dopo l’esposizione, 20 fotografie entreranno nelle raccolte permanenti dei Musei Civici. «Fotografare gli ex manicomi significa sottrarli sia alla spettacolarizzazione del passato sia all’invisibilità.
Le immagini rendono visibili abbandono, riuso e musealizzazione, ponendo una domanda sul destino dei luoghi quando viene meno la funzione che li ha definiti e sulle scelte della città rispetto alla loro memoria - sottolinea l’assessore alla Cultura Marco Mietto - L’ex manicomio inoltre non è soltanto un bene architettonico o un luogo della memoria psichiatrica, ma uno spazio attraverso cui leggere il rapporto tra città e marginalità, istituzione e individuo, trasformazione urbana e rimozione della memoria. E la fotografia diventa uno strumento di riattivazione che riapre lo sguardo su questi luoghi e li ripropone al dibattito pubblico». «Dedicare attenzione ai luoghi ritratti in queste fotografie è un’opera di altissimo valore culturale e civile - afferma il professor Gian Maria Galeazzi, direttore del dipartimento ad attività integrata Salute Mentale e Dipendenze Patologiche -. Queste immagini non raccontano un passato fossile: mettono a fuoco l’urgenza di un tema attualissimo, la salute mentale, e ci spingono a occuparcene. Serve un’estetica alta contro l’anestesia prodotta dallo scorrere continuo delle immagini sui media». «Il progetto - afferma Pomarici - documenta una selezione rappresentativa di questi complessi, restituendone la presenza fisica, l’architettura, il rapporto con il territorio circostante. Le immagini non si limitano alla testimonianza: interrogano lo spazio, ne rilevano le trasformazioni d’uso e portano in superficie memoria collettiva ancora irrisolta». La mostra è aperta il sabato e domenica dalle 15 alle 18, ingresso libero.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
